𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐁𝐮𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐮𝐭𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨:
Affonda in tempi assai remoti l’origine del «grano Buono di Rutigliano» e il suo rapporto con la tradizionale cucina rutiglianese: gli scavi archeologici attestano che le spighe dorate venivano coltivate nel territorio di Rutigliano già 8.000 anni fa. Assai interessante è la scoperta che risale al 1979. Durante lo scavo archeologico che ha portato in luce
i resti di un villaggio neolitico che insisteva nell’attuale periferia nord di Rutigliano, nell’area compresa tra le chiese di Madonna delle Grazie e San Lorenzo, fu rinvenuta una struttura ipogeica, la cui parte inferiore, quella rimasta, era costituita da un pozzetto ad andamento semicircolare del diametro di m. 1,20, situato sul piano dell’argilla di base a 2 metri al di sotto dell’attuale piano di calpestio, mentre le pareti erano foderate da terracotta friabile dello spessore di cm. 5. Si trattava di un granaio: al suo interno fu trovato abbondante quantitativo di grano. Ma ancora più singolare fu il rinvenimento, sempre nella stessa zona, di un vaso in argilla con all’interno del grano cotto: i residui di un pasto. Il grano cotto recuperato fu depositato, il 20 Settembre 1979 presso la Soprintendenza Archeologica di Taranto. Una scoperta che evidenzia come, sin dall’antichità, nel territorio di Rutigliano sia stato selezionato e coltivato una varietà di grano dalle caratteristiche particolari, adatto per essere cucinato. Una selezione effettuata probabilmente già dagli agricoltori del Neolitico che abitavano il territorio di Rutigliano. Il forte legame storico tra il territorio di Rutigliano e il grano Buono è testimoniato anche dall’Azetinon, la moneta che veniva coniata nell’antica città peuceta di Azetium, i cui resti sono ancora oggi visibili in contrada Tore Castiello, nelle campagne a nord della città: su un verso di tale moneta appare una spiga di grano dallo stalo particolarmente sviluppato, come da caratteristica del «grano Buono di Rutigliano». In un documento notarile del 1669 viene espressamente denominato «grano Buono» la varietà cerealicola coltivata nel territorio di Rutigliano, mentre nel corso del ‘700, in alcune relazioni di viaggiatori, letterati e inviati della corte borbonica, si descrive il territorio di Rutigliano particolarmente fertile e celebre per la produzione di un «buon grano». Ancora nel 1877, don Lorenzo Cardassi, canonico della Collegiata di Rutigliano, nella sua storia di Rutigliano, nel paragrafo dedicato alla “Produzione del suolo”, riporta come principale produzione agricola quella di “grani scelti”. Oggi il grano Buono continua ancora ad essere coltivato perché persiste la tradizione, tramandata di padre in figlio, di riservare, piccoli appezzamenti di terreno alle spighe dorate, sia per rinnovare ed arricchire il suolo agricolo, sia in ossequio a una delle attività produttive più tradizionali di Rutigliano. Alcune famiglie nel tempo hanno fortunatamente custodito i chicchi di questa varietà cerealicola autoctona, il grano Buono, chiamato così da sempre, dai nostri avi, un nome con cui oggi è identificato anche in ambito scientifico: «grano Buono di Rutigliano». Nell’ambito del programma di ricerca SAVEGRAINPUGLIA finanziato dalla Regione Puglia, che ha come obiettivo prioritario il recupero, la caratterizzazione, la salvaguardia e la valorizzazione di leguminose e cereali da granella e foraggio in Puglia, progetto coordinato dall’Istituto di Bioscienze e BioRisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), è stato siglato un protocollo per la ricerca, caratterizzazione e valorizzazione del «grano Buono di Rutigliano». Su iniziativa del Gal del Sud Est Barese, il «grano Buono di Rutigliano» è stato inserito nel «Registro regionale delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, forestale e zootecnico», mentre il marchio «grano Buono di Rutigliano» è stato approvato dal Ministero dello Sviluppo economico.