16/06/2026
Un' usanza che diventa rito socio religioso legato all'economia pastorale.
Nelle settimane che precedono le feste religiose, dedicate al Santo patrono del paese o ai Santi delle chiese campestri , i priori o gli obrieri ( i membri del comitato laico locale incaricato di organizzare i festeggiamenti ), si recano fisicamente nelle campagne e negli ovili del territorio, visitando le aziende zootecniche.
La richiesta (Sa Chirca) , non è una questua passiva, ma l'attivazione di un legame sociale, fondato sul meccanismo del "dono e contro-dono" . Un sistema di scambio vincolante che stringe l'individuo alla sua comunità in un patto di mutuo soccorso e riconoscimento.
Il pastore risponde alla visita offrendo una parte della propria ricchezza, solitamente una pecora o un agnello ( Sa promissa). Questo animale non viene sempre consumato direttamente dal comitato, ma viene spesso monetizzato attraverso la vendita. I proventi servono a finanziare le spese della celebrazione o i grandi banchetti comunitari aperti a tutti.
Il cerchio della reciprocità si chiude quando il comitato ricambia l'offerta del pastore consegnandogli un campanaccio. Questo oggetto ha però una particolarità, prima di essere donato, è stato portato in chiesa e benedetto dal sacerdote durante le funzioni liturgiche.
Una volta che il pastore riceve il sonaglio, questo viene legato al collo della pecora guida del gregge. Da quel momento, l'oggetto smette di essere un semplice manufatto di ferro e ottone e acquisisce un altro valore.
Essendo benedetta, alla campana si attribuisce il potere magico-religioso di tenere lontani i mali, le epidemie (sa pestilèntzia) e i predatori dal resto del bestiame.
Conoscevi questa tradizione?
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