25/04/2026
Nel 37 a.C. Orazio percorse la via Appia verso Brindisi e si fermò in una cittadina pugliese. Assaggiò un pane, lo giudicò il migliore che avesse incontrato nel viaggio — e se ne caricò le scorte sul carro.
Nella Satira V del Libro I scrisse proprio questo: "panis melior", pane migliore. Non è un'iperbole letteraria — è un'annotazione pratica di un uomo che aveva mangiato in tutta Italia e sapeva distinguere.
Quella cittadina è identificata con la zona di Altamura, nell'entroterra pugliese. Il pane che Orazio portò via dal mercato era fatto con semola rimacinata di grano duro, macinata su pietra locale, lievitazione naturale, cotto in forno a volta a legna.
Spoiler: quella ricetta non è cambiata.
Oggi il Pane di Altamura è prodotto con lo stesso disciplinare: semola rimacinata di grano duro da 7 comuni pugliesi, forma a pagnotta da 0,5 a 4 chili, crosta spessa, mollica densa. Nel 2003 l'Unione Europea l'ha riconosciuto DOP con il Regolamento CE n. 1291/2003.
E qui arriva il punto che cambia la prospettiva.
Tra la Satira V di Orazio e il disciplinare DOP ci sono oltre 2.000 anni. In mezzo: caduta dell'Impero Romano, invasioni, carestie, guerra, industrializzazione alimentare. Eppure la tecnica — semola rimacinata, pietra, lievito madre, forno a legna — è rimasta la stessa.
Nessun altro pane europeo ha una fonte scritta così antica che descriva lo stesso prodotto ancora in produzione.
Orazio non sapeva di stare documentando una DOP. Stava solo scrivendo che il pane era buono e che ne voleva ancora.
In breve:
Nel 37 a.C. Orazio lodò un pane lungo la via Appia e se ne portò le scorte — la Satira V lo chiama semplicemente 'pane migliore'.
Quel pane, identificato con la zona di Altamura, è fatto con semola rimacinata di grano duro, lievito madre e forno a legna: la stessa tecnica da oltre 2.000 anni.
Dal 2003 è DOP (Reg. CE n. 1291/2003) — nessun altro pane europeo ha una fonte scritta così antica che descriva lo stesso prodotto ancora in produzione.