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Accademiartebianca Didattica - Scuola di Panificazione - Consulenza tecnica artigianale e industriale.

03/11/2024

Gli amminoacidi influenzano il comportamento delle proteine. La caratteristica degli amminoacidi è la variabilità della loro natura chimica, che influenza la struttura e il comportamento delle proteine di cui fanno parte. Alcuni amminoacidi hanno porzioni che somigliano all'acqua e che possono formare legami a idrogeno con altre molecole, acqua inclusa. Alcuni presentano brevi catene o anelli di carbonio che ricordano i grassi, e che possono formare legami di van der Waals con altre molecole simili. E alcuni amminoacidi, specie quelli contenenti un atomo di zolfo, risultano particolarmente reattivi e possono formare forti legami covalenti con altre molecole, inclusi altri amminoacidi contenenti zolfo. Questo significa che una singola proteina presenta molti ambienti chimici anche diversi lungo la propria catena: porzioni che attraggono le molecole d'acqua, porzioni che le rifuggono e porzioni pronte a formare legami forti con parti simili di altre proteine, oppure con altre parti della stessa proteina.

STRUTTURA DELLE PROTEINE

Le proteine sono formate legando l'azoto amminico di un amminoacido con un atomo di carbonio di un altro amminoacido, e ripetendo poi questo "legame peptidico" fino a creare una catena lunga decine o centinaia di amminoacidi. L'ossatura centrale di carbonio e azoto di una molecola proteica forma una specie di motivo a zigzag, con i "gruppi laterali" (gli altri atomi di ciascun amminoacido) che sporgono dai lati.

L'elica della proteina

Uno degli effetti del legame peptidico è una certa regolarità con cui la molecola, nel suo complesso, si attorciglia a formare una spirale, o un'elica. Pochissime proteine formano un'elica semplice e regolare, ma quelle che lo fanno tendono a unirsi tra loro in fibre resistenti. Una di queste fibre è il collagene del tessuto connettivo della carne, un elemento importante per la sua morbidezza, e fonte della proteina chiamata gelatina .

Ripiegamento di proteine

Anche i gruppi laterali degli amminoacidi hanno effetti sulla struttura delle proteine. Le catene proteiche sono infatti così lunghe da potersi ripiegare su se stesse avvicinando cosi amminoacidi situati a una certa distanza tra loro lungo la catena. Gli amminoacidi con gruppi laterali simili possono quindi legarsi tra loro in vari modi, mediante legami a idrogeno, legami van der Waals, legami ionici e forti legami covalenti (specie tra gli atomi di zolfo). Sono questi legami a dare a determinate molecole proteiche la caratteristica forma che permette loro di svolgere funzioni specifiche: è proprio la natura debole e temporanea dei legami a idrogeno e idrofobici che permette alle molecole di cambiare forma mentre svolgono i propri compiti. La forma complessiva di una proteina può variare da quella di molecole allungate ed estese, prevalentemente elicoidali e con poche pieghe o anelli, a quella di molecole ripiegate in modo compatto ed elaborato, chiamate proteine "globulari". Il collagene è un esempio di proteina elicoidale, mentre le diverse proteine delle uova sono principalmente globulari.

02/11/2024

Pasta madre

L'inoculo 1:1 significa che usi la stessa quantità di lievito madre e farina. Questo crea un ambiente molto concentrato per i lieviti e i batteri lattici. Il problema è che l'acidità sale parecchio, e questo rallenta i lieviti perché danneggia le loro cellule e cambia la forma delle proteine della farina, che è come il loro cibo. Quindi, anche se all'inizio i lieviti potrebbero avere una spinta, alla lunga vengono frenati dall'acidità.

L'acidità può influenzare le proteine della farina in diversi modi. Ad esempio, può cambiare la loro forma, rendendo più difficile per gli enzimi dei lieviti "attaccarsi" e scomporle. Questo rallenta il processo di digestione delle proteine da parte dei lieviti, influenzando la loro capacità di crescere e moltiplicarsi.

Per capirlo, dobbiamo pensare agli enzimi come a delle chiavi speciali che si adattano perfettamente a una serratura. Nel nostro caso, gli enzimi dei lieviti sono le chiavi e le proteine della farina sono le serrature. Quando c'è troppa acidità, la forma di queste serrature cambia, diventando più difficile per le chiavi degli enzimi adattarcisi. Questo rallenta il processo di "apertura" delle proteine, che è fondamentale per i lieviti per nutrirsi.

20/10/2022

La macinazione vera e propria si basa su due azioni: la frammentazione delle cariossidi e la separazione dei costituenti. La prima (fase di rottura) permette di dissociare la parte centrale (mandorla) dai rivestimenti esterni, frazionare
semole vestite e ridurre la mandorla in farina. La seconda permette la separazione della crusca e dei rivestimenti sulla base della granulometria e delle proprietà fisiche. Il dispositivo attualmente in uso per la macinazione del frumento è il laminatoio a cilindri, introdotto verso la fine del 1800. Prima dell'introduzione dei molini a cilindri, la macinazione del frumento era effettuata con i molini a palmenti, formati da due mole cilindriche orizzontali, una fissa e l'altra girante, seguendo il concetto di schiacciare e frantumare i chicchi in un solo passaggio. Un altro tipo di dispositivo precedentemente in uso era rappresentato dal molino a percussione, dotato di martelli o battitori rotanti ad alta veloci tà periferica. Questo tipo di molino è ancora oggi utilizzato, seppur limitatamente, per polverizzare finemente in una sola fase materiali diversi o per rimacinare scarti della molitura. I laminatoi a cilindri sono costituiti normalmente da coppie di cilindri (rulli). Se è presente una sola coppia di cilindri si parla di laminatoio semplice, se sono presenti due coppie di cilindri si parla di laminatoio doppio. Quest'ultima soluzione è quel la più diffusa, quanto consente di risparmiare notevole spazio . Il laminatoio trasforma le cariossidi di grano in sfarinati con azioni di rottura, svestimento e rimacina. I laminatoi di rottura hanno la funzione di rompere e schiacciare i chicchi di grano e di staccare più o meno completamente la mandorla che si frantuma dai rivestimenti più elastici, rimossi sotto forma di crusca. Questa operazione è condotta in maniera ottimale operando la rottura gradualmente con lo scopo di evitare l'eccessiva frantumazione delle parti cruscali che non potrebbero in seguito essere più separate. Ciascuna operazione di rottura è seguita da una operazione di separazione per setacciamento che consente di suddividere i prodotti prima dell'invio ai cilindri successivi. Tale separazione è realizzata con i plansichters, dispositivi costituiti da un insieme di setacci (o buratti) posti uno sull'altro e sottoposti a movimento, al fine di assicurare un flusso progressivo e regolare del materiale da un setaccio all'altro.
I setacci hanno tessuti staccianti di metallo o seta e presentano maglie di forma quadrata attraverso le quali passano le particelle più fini del materiale da selezionare, mentre quelle più grosse sono rifiutate. Gli elementi che caratterizzano il tessuto stacciante sono la luce di maglia e il diametro dei fili, entrambi misurati in mm, e il numero di maglie per unità di lunghezza. Altro elemento importante che permette di valutare la capacità di un buratto è la superficie stacciante netta che deve essere proporzionata alla quantità di materiale che vi giunge nell'unità di tempo. Dopo il primo passaggio di rottura, e cioè nelle rotture successive, i laminatoi hanno la funzione di rompere e schiacciare i frammenti o le semole grossolane. I laminatoi di rimacina agiscono sui prodotti derivanti dalle rotture e dagli svestimenti, opportunamente selezionati dai setacci dei plansichters. Ai passaggi di rimacina spetta il compito di ridurre finemente le particelle fino all'ottenimento delle farine. Il numero complessivo di passaggi in un molino è funzione delle dimensioni del molino e della potenzialità del diagramma di macinazione . Nel caso della macinazione del frumento duro, le semole ottenute si distinguono in n**e e vestite, in quest'ultimo caso particelle di semola sono rimaste ancora attaccate ai frammenti cruscali, che sono rimossi mediante la semolatrice, un dispositivo costituto da setacci inclinati sottomessi a movimento oscillatorio e da un sistema di aspirazione che permette di separare le particelle sulla base delle loro proprietà (forma, taglia e densità).
Come accennato, i laminatoi sono formati da cilindri che sono realizzati in ghisa e possono essere rigati o lisci. I cilindri sono costituiti sempre da una coppia di elementi che lavorano insieme e agiscono con velocità periferica diversa (uno rapido e uno lento). Se le velocità fossero uguali il materiale subirebbe un'azione di semplice schiacciamento, anziché di schiacciamento e recisione. Il materiale da macinare giunge al laminatoio da una tubazione di caduta, è raccolto in una tramoggia di carico e poi convogliato in strato sottile su tutta la lunghezza del cilindro lento inferiore per mezzo dei rulli aventi lunghezza uguale ai cilindri. La lunghezza dei cilindri varia da 400 a 1500 mm, il diametro è compreso tra 220 e 330 mm. In generale la lunghezza può essere tanto maggiore quanto maggiore è il diametro. Le rigature dei cilindri sono maggiori nelle prime rotture e sempre più piccole nei passaggi successivi. Le caratteristiche delle righe influenzano il risultato della macinazione, per cui esse sono scelte in funzione del sistema di macinazione, del materiale in lavorazione e del passaggio che si considera. I cilindri rigati sono realizzati in ghisa durissima e sono dotati di maggiore resistenza rispetto ai cilindri lisci. Le righe per usura tendono a perdere la loro affilatura che deve essere ripristinata per evitare ripercussioni negative sul prodotto, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. I moderni laminatoi sono dotati di meccanismi appositi che consentono direttamente la regolazione del parallelismo dei cilindri, della loro distanza e della pressione esercitata sul materiale.
Rispetto a quello introdotto verso la fine del 1800, l'attuale sistema di macinazione con laminatoi a cilindri è rimasto sostanzialmente invariato nelle operazioni di base. Sono stati compiuti, comunque, notevoli progressi nell'automazione degli impianti, che oggi ormai sono quasi sempre gestiti e controllati tramite sistemi computerizzati che assicurano il controllo di tutte le fasi, fornendo indicazioni on-line di eventuali criticità e consentendo un rapido in tervento dell'operatore allorché necessario. Tale automazione fornisce, dunque, migliori garanzie di qualità e igiene, diminuzione di personale specializzato e tracciabilità del sistema.
Altra innovazione introdotta negli ultimi anni è la decorticazione pre-macinazione. Tale sistema, già ampiamente in uso per riso e orzo con lo scopo di rimuovere le glume aderenti alla cariosside, è stato introdotto per il frumento in Canada intorno al 1960. La decorticazione pre-macinazione è ritenuta un utile strumento per migliorare la resa di macinazione, la qualità dei prodotti semi-lavorati e finiti, la sicurezza d'uso dei sottoprodotti (crusche) e per ridurre i tempi di condizionamento (Dexter e Wood, 1996). La decorticazione comporta un'abrasione per frizione della cariosside, consentendo di rimuovere gli strati tegumentali più esterni senza intaccare gli altri. Risultati interessanti in tal senso possono essere ottenuti definendo le condizioni tecnologiche del processo (tempi, condizioni di idratazione e tipo di equipaggiamento) che influenzano la quantità di materiale rimosso, oltre che alcune caratteristiche del materiale che è successivamente sottoposto a macinazione. La decorticazione del frumento duro, qualora i livelli di decorticazione non superino il 10%, migliora la resa alla macinazione, diminuisce il tenore in ceneri e l'attività a-amilasica e contribuisce all'ottenimento di semole più pulite e senza puntature. Oltre questi vantaggi, la decorticazione esercita un'azione favorevole anche a livello di sicurezza d'uso, abbattendo significativamente l'eventuale presenza di micotossine e residui di pesticidi. Anche su frumento tenero tale tecnica ha mostrato risultati promettenti; in questo caso, tuttavia, le condizioni devono essere definite in funzione della durezza delle cariossidi (Bottega et al., 2009). La decorticazione risulta particolarmente interessante anche in considerazione dell'aumentato interesse, per motivi nutrizionali, nei confronti dei prodotti integrali per la cui produzione è utilizzata una quantità più o meno rilevante di crusca ricavata dagli strati tegumentali (Bottega et al., 2009).
Prodotti principali della macinazione del frumento duro e tenero sono, rispettivamente, la semola e la farina. Come sottoprodotti si ottengono crusca, cruschello, tritello e farinette. Obiettivo del molino è quello di ottenere dal grano la massima resa possibile alla macinazione dei prodotti principali, semola o farina.

09/09/2022

Alcuni consigli per gestire un impasto di segale

IMPASTO: gli impasti con farina di segale sono molto diversi da quelli con farina di grano tenero. Si consiglia di impastare in prima velocità per lungo tempo: i tempi e le modalità di impastamento cambieranno in funzione della quantità di farina di segale impiegata.Maggiore è la quantità, più prolungato sarà il tempo in prima veloctà. La temperatura finale dell'impasto può variare da un 25-28°C per formulazioni miste a un 28-30°C per pani di sola segale.

FERMENTAZIONE: i valori di pH ottimali raggiunti da un impasto con farina di grano tenero sono compresi tra pH 5 e 5.3; nel caso di impasti con farina di segale tali valori scendono a pH 3,5-4.0. È possibile raggiungere un tale grado di acidità utilizzando madre acida ricca di lattobacilli.

FORMATURA: non si osservano particolari difficoltà nella formatura del pane con farina di segale, gli impasti si adattano anche alla lavorazione meccanica.

LIEVITAZIONE: la lievitazione finale deve essere condotta a 30-33°C con umidità per tempi non troppo lunghi; una regola generale che si può applicare è che più scuro è il pane di segale, minore è il tempo di lievitazione finale richiesto. È molto importante garantire adeguata umidità nella cella di lievitazione per evitare che la superficie secchi e crepi successivamente durante la cottura: non si deve temere che la superficie del pane appiccichi!

FINITURA: prima della cottura è possibile spennellare la superficie del pane con semplice acqua, una soluzione con tuorlo d'uovo (acqua: tuorlo 1:1) o amido di mais (20 g di amido di mais in 1 kg di acqua bollente)

TAGLIO: gli impasti dei pani ottenuti con elevate percentuali di segale devono essere punzecchiati leggermente in superficie per permettere una migliore asciugatura della mollica. Gli impasti misti invece possono essere tagliati in superficie: negli impasti che hanno avuto lunghi tempi di fermentazione il taglio deve essere superficiale mentre per brevi tempi di riposo è consigliabile fare tagli più profondi

COTTURA: la temperatura e i tempi di cottura dipendono dalla pezzatura del pane. I pani di segale possono essere cotti su padelle o direttamente sulla platea del forno. Se il pane viene cotto direttamente sulla platea si consiglia di cuocere a temperature comprese tra i 200-220°C, in modo da favorire l'asciugatura. È importante garantire una cottura omogenea del pane: un eccesso di calore sul fondo dell'impasto potrebbe provocare delle antiestetiche rotture superficiali. Il vapore svolge un ruolo molto importante per permettere uno sviluppo omogeneo dell'impasto: non dovrebbe essere erogato a una pressione troppo forte, l'ideale è di erogare vapore qualche secondo a camera chiusa prima di mettere il pane in forno, infornare/ ed erogare ancora per pochi secondi.

05/09/2022

Il germe è caratterizzato da un profilo nutrizionale molto interessante, la sua inclusione nella farina comporta un decremento significativo della shelf-life, un peggioramento delle proprietà reologiche degli impasti e il deterioramento delle caratteristiche del pane.
In particolare, il germe contiene composti solfidrilici a basso peso molecolare che indeboliscono le proprietà dell'impasto riducendo i legami disolfuro, che sono elementi chiave nella stabilizzazione della struttura del glutine . Inoltre, contiene anche lipidi ed enzimi che riducono significativamente la conservabilità delle farine, promuovendo fenomeni d'irrancidimento (e non solo). Per questo diventa essenziale il contributo della ricerca nello sviluppo di innovazioni tecnologiche che permettano l'inclusione delle frazioni non endospermiche per migliorare il tenore nutrizionale dei prodotti da forno.

05/09/2022

Qualità delle farine

Si può definire qualità di una farina la sua capacità a dare un prodotto finale di eccellenti caratteristiche organolettiche quali il sapore e l'odore, di buon valore nutritivo e di costo competitivo; al fine di avere le informazioni relative alla qualità della farina di frumento o di miscele di farina vengono determinati analiticamente diversi parametri i cui indici optimum variano in funzione del tipo di prodotto che si vuol confezionare.
I fattori che influenzano le qualità sono in gran parte legati alle componenti genetiche delle diverse varietà ed alle loro eventuali variazioni dovute alla fertilizzazione, al clima ed alle infezioni delle piante.
Altri fattori sono legati alle alterazioni dovute ai processi di vario tipo che trasformano il chicco di grano in farina: alcuni di questi fattori possono essere facilmente controllati e programmati.
Tra le sostanze azotate proteiche della farina di frumento predominano la gliadina e la glutenina che, fortemente idratate, danno una massa elastica detta glutine, principale responsabile delle proprietà meccaniche dell'impasto.
Il diverso comportamento del glutine è in rapporto alla composizione in aminoacidi delle proteine della farina da cui deriva, all'orientamento spaziale delle catene polipeptidiche ed alla distribuzione delle cariche.
Dalla idrolisi delle proteine e quindi del glutine si ottengono aminoacidi con quantità minime di lisina e di triptofano; la carenza di questi due aminoacidi essenziali per l'organismo umano mostra che è necessario, dal punto di vista nutritivo, integrare la farina di frumento con altre farine con proteine di miglior valore biologico. La percentuale di glutenina rispetto al contenuto totale di proteine ha un'influenza negativa sul volume del pane, mentre le proteine residue incidono positivamente sul volume del pane. L'importanza della qualità panificabile è stata accolta dalla Cee in questi ultimi anni attraverso un regolamento che fissa i criteri della qualità del frumento tenero per il quale è fissato il prezzo di riferimento. Tale qualità panificabile media deve essere definita valutando sia il comportamento della pasta ottenuta dal frumento in causa, durante la lavorazione meccanica, sia le sue caratteristiche chimiche e biochimiche. A tal riguardo il regolamento prevede che il frumento tenero deve dare una pasta che non diventi collosa se lavorata meccanicamente e che abbia le seguenti caratteristiche: tenore in proteine (N x 5,7), riferito a materia secca superiore o uguale all'11,5%; indice di Zeleny superiore o uguale a 25;
indice di caduta di Hagberg superiore o uguale a 260, compresi i 60 secondi di tempo di preparazione. La qualità tecnologica della farina dipende non solo dalla composizione in aminoacidi del glutine ma anche dalla presenza di aminoacidi solforati quali quelli contenenti gruppi tiolici (-SH) disolfurici (-S-S-).
La rapida reazione dello iodato di potassio con i gruppi sulfidrilici è stata applicata per determinare le reattività di questi ultimi negli impasti di farina ed acqua. Si è notato infatti che l'aggiunta di una quantità di iodato di potassio equivalente agli aminoacidi solforati presenti non provoca un'eliminazione completa del primo; ciò ha fatto supporre che i gruppi tiolici non hanno tutti lo stesso grado di reattività: quelli che non reagiscono si possono determinare in quanto corrispondono agli equivalenti di iodato di potassio residui, titolati poi con tiosolfato.
In definitiva i gruppi tiolici si possono classificare in non reattivi e reattivi: il contenuto di questi ultimi varia da 4,0 a 7,5 μ eq/g di proteina ed aumenta negli impasti ottenuti da farine più raffinate, in quelli sottoposti a prolungato mescolamento ed in quelli trattati con sostanze capaci di provocare la rottura dei legami idrogeno.
In conclusione, pur tenendo conto dei pareri discordi di alcuni autori, si può affermare che l'azione migliorante degli agenti ossidanti si esplica solo su una parte dei gruppi -SH presenti, chiamati appunto accessibili, reattivi o liberi.
Anche i legami di-solfurici sono importanti per le proprietà dell'impasto
in quanto formano legami incrociati tra catene polipeptidiche ed inoltre, rea gendo con i gruppi tiolici, possono interscambiarsi e quindi dare mobilità alla struttura relativamente semirigida dell'impasto.

Come già visto per i gruppi tiolici, anche quelli di-solfurici possono es sere classificati in due tipi: intercatena ed intracatena. Mentre i primi reagi scono con il solfito in soluzione acquosa, e vengono perciò chiamati "reatti vi". gli altri in queste condizioni non vengono ridotti.

In relazione all'impasto, i legami intercatena sembrano essere più im portanti per quanto riguarda le proprietà tecnologiche. Dai risultati ottenuti la farina dei grani di forza contiene una maggiore

quantità di gruppi disolfurici per grammo di sostanza secca rispetto a quella

dei grani deboli. Ciò in relazione al contenuto proteico ed alle proprietà tecnologiche dei diversi tipi di farina, in generale si ha una relazione inversa tra il numero dei legami disolfurici e la quantità di proteine: i dati ottenuti per grammo di pro teina mostrano che il grano debole contiene una maggiore quantità di grup pi disolfurici rispetto a grani di forza.
Questi risultati forniscono un'indicazione interessante sulle differenze di qualità delle farine poichè i gruppi -S-S- legano le varie catene polipepti diche delle proteine: la struttura di queste ultime subisce quindi variazioni in base al numero dei legami.
In relazione all'impasto, i legami intercatena sembrano essere più importanti per quanto riguarda le proprietà reologiche.
Per definire il ruolo dei vari tipi di gruppi tiolici e disolfurici sono state infine effettuate determinazioni su estratti acquosi di farine a differente forza di impasto: i risultati hanno dimostrato che entrambi i gruppi reattivi, sia tiolici che disolfurici, aumentano con il diminuire della forza, mentre i gruppi solfurici totali diminuiscono col crescere della forza.
I gruppi tiolici sono in stretta relazione con le proprietà reologiche dell'impasto, poiché gli -SH reattivi facilitano l'interscambio dei legami -S-S-. Inoltre la riduzione dei gruppi disolfurici da parte dei gruppi tiolici, che si verifica nella prima fase dell'interscambio, causerebbe una depolimerizzazione delle proteine ed una conseguente diminuzione delle forze.
Infatti, se si considera Pr, la proteina solubile in acqua e Pr₂ il glutine, è possibile la seguente reazione:

*Pr1SH+Pr2SSPr2 **Pr1SSPr2 + Pr2SH
*influenza la tenacità dell'impasto

**non influenza la tenacità dell'impasto

Il contenuto di gruppi disolfurici reattivi (legami intercatena) aumenta in proporzione inversa alla forza, per cui le proteine delle farine più deboli hanno una maggiore quantità di questi legami rispetto a quelle provenienti da farine più forti.
Come già accennato, le condizioni di macinazione adottate determinano il grado di danneggiamento dell'amido influenzando le caratteristiche della farina; un moderato danneggiamento dei granuli di amido può riuscire benefico, un grado eccessivo è invece indesiderabile. I granuli di amido non danneggiati rigonfiano e gelatinizzano solo debolmente alla temperatura nella quale si effettua l'impasto e la lievitazione, mentre per quelli danneggiati il processo avviene quasi totalmente o del tutto.
L'impiego di farina macinata troppo finemente, nella quale si era constatata un'elevata percentuale di granuli danneggiati, porta alla formazione di
pane di volume inferiore al normale, con mollica umida e malcotta, e caratterizzato da un colore eccessivamente scuro della crosta.
I diversi parametri, che vengono presi in esame al fine di determinare la qualità di una farina, possono essere raggruppati in quattro categorie:

1) prova di capacità o di panificazione;
2) prove fisiche e reologiche;
3) valutazioni organolettiche;
4) analisi chimiche.
Ognuna di questo gruppo di determinazione ha particolari vantaggi, ma la più idonea è la prova di capacità o di panificazione in quanto i suoi risultati permettono direttamente di stabilire la qualità della farina per la produzione di un prodotto specifico.

Indirizzo

Venice

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