Assistenza Anziani Servizi Parma

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LA TUA SERENITA' E' IL NOSTRO OBIETTIVO

Ansia: non è il problema, è il messaggioL’ansia non arriva mai per caso.Non è un difetto di personalità, né una debolezz...
13/06/2026

Ansia: non è il problema, è il messaggio

L’ansia non arriva mai per caso.
Non è un difetto di personalità, né una debolezza, né qualcosa da “eliminare” a tutti i costi.

L’ansia è un segnale.

Spesso compare quando stiamo reggendo troppo a lungo:
relazioni che non nutrono più, silenzi che fanno rumore, emozioni trattenute, bisogni messi da parte “per non disturbare”, cambiamenti che spaventano ma che non riusciamo ad affrontare.

Molte persone cercano di zittirla, di controllarla, di farla sparire.
Ma l’ansia non chiede di essere combattuta: chiede di essere ascoltata.

Dietro l’ansia c’è quasi sempre una domanda non detta:
• Sto vivendo una vita che mi assomiglia?
• Mi sento al sicuro nelle mie relazioni?
• Quanto spazio sto dando a me stessa/o?

Quando l’ansia diventa costante, pervasiva, stancante, non significa che “c’è qualcosa che non va in te”.
Significa che qualcosa non sta più funzionando per te.

Il lavoro psicologico non serve a rendere le persone più forti o più performanti, ma più consapevoli.
Perché quando capiamo cosa l’ansia sta cercando di dirci, spesso inizia a perdere intensità.

Non sempre sparisce subito.
Ma smette di governare la nostra vita.

Se senti che l’ansia è diventata una presenza ingombrante e vuoi provare a darle un senso, puoi scrivermi in privato per un confronto o per valutare un percorso.

Ascoltarsi non è un lusso.
È una forma di cura. 🌿

Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver Me l'hanno detto così, senza giri di parole. Come se fosse una malatt...
10/06/2026

Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver
Me l'hanno detto così, senza giri di parole.
Come se fosse una malattia vera e propria .
“Sindrome del custode. ”
E io ho pensato:
— Meglio chiamarla "amare fino a farsi male".
E' una malattia che nessuno vede quando inizia.
Non è iniziata certo il giorno della diagnosi.
È iniziata quando i miei genitori non ce la facevano più
e ho deciso di rimanere loro vicino.
mentre altri decidevano di andarsene.
È iniziata la notte in cui ho imparato a dormire con un orecchio sveglio.
Quando il corpo chiedeva riposo
e l'anima rispondeva: resisti ancora un po'.
È iniziata quando ho smesso di essere figlio
e sono diventato mani, bastone, voce, forza donata a loro.
Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver
perché la mia schiena è a pezzi,
perché la mia mente non si spegne,
perché piango senza rendermene conto
perché sorrido in pubblico
e crollo quando nessuno mi vede.
Ma nessuno ha capito di cosa soffrono
quelli che sono scomparsi.
Quelli che hanno promesso di esserci
ma erano solo parole.
Quelli che si preoccupano da lontano
ma non conoscono la fatica
di sostenere chi ti ha dato la vita.
Nessuno ha etichettato
i fratelli assenti,
i familiari egoisti,
quelli che arrivano quando tutto è già finito
e si permettono pure di dire
"se avessi fatto questo... ”
A me hanno dato un nome.
Custode.
Esausto.
Esaurito.
Perché prendersi cura di una persona non stanca...
Quello che stanca è farlo da solo.
Malato non è l'amore,
è l'indifferenza degli altri.
Si tratta di farsi carico di tutto
mentre gli altri dormono tranquilli
con la coscienza in modalità silenziosa.
Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver
ma non me ne preoccupo.
Perché quando i miei genitori avevano bisogno di me,
non ho girato la faccia dall'altra parte.
Io c'ero.
Spaventato.
Stanco.
Con le lacrime.
Ma c'ero.
E se le parole che ho detto, fanno male,
generano imbarazzo,
se dentro di voi risveglia qualcosa che non vorreste sentire...
non è per le mie parole.
È perché in fondo
sapete che amare così
non dovrebbe far ammalare nessuno.
Eppure sono sempre gli stessi
a pagare il prezzo per non avere avuto la forza di scappare via.
Perché prendersi cura di chi ti ha dato la vita
non è un obbligo.
È un atto d'amore così grande
che a volte anche il corpo presenta il conto.
Eppure...
se dovessi tornare indietro,
resterei di nuovo.
Perché ci sono dolori che stancano
ma ci sono assenze
che non si perdoneranno mai. 😔 🫂

(Fonte: Una storia da raccontare)

Una telefonata di 5 minuti fa bene a due cervelli contemporaneamente. ❤️C’è un dato concreto che arriva dalla ricerca sc...
10/06/2026

Una telefonata di 5 minuti fa bene a due cervelli contemporaneamente. ❤️

C’è un dato concreto che arriva dalla ricerca scientifica e che dovremmo tenere a mente: l’isolamento sociale (cioè il vedere meno i familiari, gli amici o il non frequentare più nessun gruppo) può aumentare il rischio di demenza di circa il 60%.

La scienza ci spiega che non è solo una questione di "tristezza". Il legame è medico e complesso:

L'isolamento spegne gli stimoli: Spesso cammina di pari passo con la depressione e la sedentarietà.

Il contatto sociale è una ginnastica: Parlare, ascoltare e confrontarsi aiuta a costruire la "riserva cognitiva", ovvero una specie di scudo che rende il cervello più resistente a malattie come l'Alzheimer.

Mantenersi attivi con gli altri riduce lo stress, contrasta le infiammazioni e protegge la memoria.

C'è però una distinzione importante da fare: un conto è la solitudine (quel sentimento intimo che purtroppo si prova anche in mezzo a una stanza piena di gente), un altro è l'isolamento (il trovarsi fisicamente da soli, senza nessuno che suoni al campanello).

Sulla solitudine interiore serve un percorso profondo. Ma contro l’isolamento possiamo fare qualcosa di concreto subito.

Prendersi un caffè con un amico, iscriversi a un piccolo gruppo locale o fare una telefonata a qualcuno che sappiamo essere a casa da solo non è solo una cortesia. È un gesto di prevenzione medica per noi e per loro.

La salute del cervello non si costruisce solo con i farmaci o con i manuali, ma anche e soprattutto attraverso i fili che ci uniscono agli altri.

Se oggi avete cinque minuti liberi, provate a fare quel numero di telefono che rimandate da tempo. Farà bene a chi riceve la chiamata, ma farà un gran bene anche alla vostra testa.



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"Non è più lui." Capire cosa sta davvero cambiandoUna delle frasi che sento più spesso, quando entro per la prima volta ...
09/06/2026

"Non è più lui." Capire cosa sta davvero cambiando

Una delle frasi che sento più spesso, quando entro per la prima volta in una casa, è questa: "Non è più lui." Oppure: "Lo fa apposta per farmi arrabbiare." O ancora: "Prima non era così, adesso è diventato cattivo."
Capisco quelle parole. Nascono dalla stanchezza, dal dolore, da un amore che non sa più dove appoggiarsi. Spesso le pronuncia chi quella persona la conosce da una vita: un marito, una figlia, una sorella. Ed è proprio questo a rendere tutto più difficile, perché si fa fatica ad accettare che la persona davanti a noi sia ancora quella di sempre, e insieme non lo sia più del tutto.
Ma c'è una cosa che vorrei dire a chi assiste un familiare con una malattia neurodegenerativa, una cosa che cambia tutto: quei comportamenti non sono scelte. Non sono dispetti. Non sono mancanza di volontà.
Quando una persona con demenza rifiuta di lavarsi, nasconde gli oggetti, ripete la stessa domanda venti volte, si oppone, si agita verso sera, non lo fa contro di voi. Lo fa perché il suo cervello sta cambiando, e con esso il modo in cui legge la realtà. Una doccia può diventare un'esperienza spaventosa: l'acqua che scorre, il freddo, la sensazione di essere esposti senza capire perché. Una stanza familiare può sembrare improvvisamente un luogo sconosciuto. Una domanda ripetuta non è testardaggine, è una memoria che si cancella un attimo dopo essersi formata, così che ogni volta è davvero la prima volta.
Smettere di leggere questi gesti come offese personali non significa rassegnarsi. Significa cambiare strumenti. Perché si discute con chi sceglie; non si discute con una malattia. Correggere, contraddire, ripetere "te l'ho già detto" non riporta indietro nulla: aumenta solo la frustrazione, la vostra e la sua.
E quando capiamo che dietro l'opposizione c'è paura, dietro l'aggressività c'è disorientamento, dietro il rifiuto c'è la perdita di controllo su un mondo che diventa illeggibile, qualcosa in noi si scioglie. La rabbia lascia spazio a una domanda diversa: di cosa ha bisogno, adesso, questa persona? Non come la convinco, ma come la faccio sentire al sicuro.
È da questa domanda che parte il mio lavoro. Non si tratta di tecniche fredde, ma di un modo di guardare: vedere la persona prima della malattia, e i suoi bisogni dietro ogni comportamento che ci sembra incomprensibile.
Nei prossimi articoli affronterò situazioni concrete: il momento dell'igiene, il wandering, l'opposizione al cibo e ai farmaci, e anche ciò che prova chi assiste, perché anche il dolore di chi cura merita parole e ascolto.
Se in questo momento vi siete riconosciuti, sappiate che non siete soli, e che esistono modi diversi di stare accanto a chi amate. Se volete parlarne, ci sono.
Dot.ssa Benedetta Mastroviti Educatrice Professionale

Raccontateci le vostre piccole vittorie! 💙Per chi di noi convive con la demenza o assiste un familiare a casa, a volte s...
08/06/2026

Raccontateci le vostre piccole vittorie! 💙

Per chi di noi convive con la demenza o assiste un familiare a casa, a volte sono proprio i momenti più piccoli a significare di più.

Che si tratti di ridere insieme a chi amiamo, di prendersi un momento per se stessi o di riuscire a fare qualcosa che credevamo ormai impossibile.

Magari questa settimana siete riusciti a fare un salto a fare la spesa da soli?

Oppure avete tirato fuori quel vecchio album di foto che ha fatto nascere una lunga chiacchierata sui vecchi amici?

O forse i figli sono passati a trovare il vostro caro, lasciandovi un'ora libera per bere un caffè in santa pace?

Oggi noi vogliamo dare spazio ai piccoli successi che hanno illuminato la vostra giornata.

Lasciate un commento qui sotto con le vostre piccole vittorie. Aiutiamoci a vicenda a superare questa giornata, un piccolo passo alla volta



Alzheimer's Association Alzheimer's Society Alzheimer Nederland CGTNEurope BBC ABC News

🎥 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐜𝐚𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐝𝐚𝐧𝐭𝐢/𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢: 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 (𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚)Vedo molta confusione sull’uso delle t...
07/06/2026

🎥 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐜𝐚𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐝𝐚𝐧𝐭𝐢/𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢: 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 (𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚)

Vedo molta confusione sull’uso delle telecamere nelle abitazioni private quando è presente una badante o un assistente familiare, soprattutto nel contesto dell’assistenza a persone con Alzheimer o non autosufficienti.

Provo a riassumere in modo semplice cosa prevede la normativa italiana.

✅ 𝐄̀ 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐭𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐜𝐚𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚?

𝐒𝐢̀.

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali chiarisce che l’installazione di telecamere nella propria abitazione per finalità di sicurezza personale o tutela di familiari fragili è consentita.

👉 In questo caso si applica la cosiddetta “esenzione domestica” dal GDPR, cioè la normativa privacy non si applica come in aziende o contesti pubblici.

📌 Fonte: Garante Privacy – videosorveglianza domestica

⚠️ 𝐌𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐞 𝐜’𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐚𝐝𝐚𝐧𝐭𝐞 (𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨)

Quando è presente una badante, baby sitter o colf, la casa diventa anche luogo di lavoro.

In questo caso valgono regole importanti:

* la badante deve essere informata della presenza delle telecamere

* le telecamere devono essere visibili (non nascoste)

* non si possono riprendere bagno, camera personale o spazi intimi

* le immagini devono essere usate solo per sicurezza e tutela dell’assistito

* non devono essere usate per controllo “continuo e punitivo” del lavoratore

📌 Riferimenti:

* Regolamento UE 2016/679 (GDPR)
* Art. 4 Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970)
* Provvedimenti e linee guida del Garante Privacy

❗ 𝗣𝘂𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗳𝗿𝗮𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗼

Non è vero che “serve sempre autorizzazione preventiva” in casa privata.

✔ Non serve autorizzazione del Garante
✔ Non serve autorizzazione generale
❗ Ma serve rispetto di informazione, correttezza e limiti di ripresa

👉🏻💜 𝐈𝐧 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞

𝐏𝐞𝐫 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐢:

* informare sempre per iscritto la persona che lavora in casa

* installare telecamere solo in aree comuni (salotto, ingresso, cucina)

* evitare qualsiasi forma di videosorveglianza “occulta”

* chiarire tutto nel contratto o accordo iniziale



❤️ 𝐍𝐨𝐭𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 (𝐝𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐠𝐢𝐯𝐞𝐫 𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐠𝐢𝐯𝐞𝐫)

In questi contesti non si parla solo di legge, ma anche di fiducia e tutela reciproca. Le telecamere possono essere uno strumento di sicurezza, ma non devono mai sostituire rispetto e comunicazione.

Cristina

"Perché mi fa sempre la stessa domanda?"La ripetizione continua di una frase o di un gesto può sfinire, ma non è una pro...
06/06/2026

"Perché mi fa sempre la stessa domanda?"

La ripetizione continua di una frase o di un gesto può sfinire, ma non è una provocazione. Spesso è l'unico modo che resta a chi ha l'Alzheimer per comunicare ansia, noia o un fastidio fisico.

Come associazione vi siamo vicini tra le mura di casa. Nella nostra grafica abbiamo racchiuso 5 consigli pratici per ritrovare la calma:

Trova il bisogno: La ripetizione può nascondere fame, freddo o paura.

Non correggere: Dire "Te l'ho già detto" aumenta la frustrazione. Rispondi sempre come se fosse la prima volta.

Sposta l'attenzione: Rompi il loop con un'attività piacevole, come un disegno, vecchie foto o della musica.

Osserva i dettagli: Nota se il comportamento si accende sempre alla stessa ora o se c'è troppa confusione.

Crea sicurezza: Una stanza silenziosa o una coperta sensoriale offrono un sollievo immediato.

Ogni percorso è unico e questi spunti non sostituiscono il parere dei medici e dei professionisti.

Nessuno deve affrontare questo cammino da solo. Un piccolo consiglio visivo può fare la differenza e portare un momento di serenità nella giornata di una famiglia.

Noi ci siamo, un passo alla volta.



CGTNEurope CBS News Alzheimer Nederland Alzheimer's Caregiver Support

ALZHEIMERE alla fine s’impara anche a scriverlo correttamente: alzheimer.S’impara che non è il medico tedesco delle barz...
05/06/2026

ALZHEIMER
E alla fine s’impara anche a scriverlo correttamente: alzheimer.
S’impara che non è il medico tedesco delle barzellette.
S’impara ad incassare quel pugno nello stomaco ad ogni battuta inconsapevole riferita ad una persona un po’ sbadata: “se vai avanti così ti viene l’alzheimer”
s’impara la rabbia, la disperazione, l’impotenza.
Non si impara ad accettarlo, forse s’impara a conviverci.
S’impara, inermi, a vedere andare in frantumi la Sua dignità.
S’impara a sentirsi chiamare mamma da chi nonna si faceva chiamare
s’impara a sentirsi dire: “scusi, ma lei chi è?”.
S’impara a sentirsi domandare, da chi cucinava per te, come si mettono i bicchieri sulla tavola.
S’impara ad indossare camicie stese per i polsini.
S’impara a spiarla di nascosto mentre va a buttare il pattume perché poi smarrisce la strada del ritorno.
S’impara, si deve imparare, a non arrabbiarsi quando dimentica le cose, fa pasticci e confonde gli oggetti.
S’impara a non contraddire
s’impara a rispondere all’aggressività con una carezza.
S’impara a sorridere anche quando piangi dentro.
S'impara a sciacquare dentiere
s'impara a lavare il Suo corpo.
S’impara la naturalezza di ogni gesto,
s’impara a mettere pannolini,
s’impara ad armeggiare con ossido di zinco e rossori.
S’impara ad imboccare ,s'impara il ritmo perfetto tra un cucchiaino di cibo e l’altro.
S’impara ad accettare che quel cibo ti toccherà frullarlo come un omogeneizzato.
S'impara a calibrare la giusta boccata d'acqua affinché non vada di traverso.
S'impara ad accettare che quell’acqua ti toccherà raddensarla come gelatina.
S'impara, si deve imparare, a non arrabbiarsi quando non mangia ,mangerà domani, quel domani che non ci sarà ,quando la capacità di deglutire sarà compromessa.
S’impara… Si cerca di imparare a capire se ha freddo, caldo, fame o sete.
S’impara a parlare di tutto e di niente
s’impara a non avere risposte.
S’impara a rassicurarla anche quando di rassicurante c’è ben poco,
s’impara ad accettare il silenzio della sua bocca e del suo sguardo,
s’impara a parlarle, nonostante tutto.
S’impara a dare abbracci e baci che non possono essere ricambiati,
s’impara a dirle ti voglio bene sempre e comunque.
S'impara a fare punture, s'impara a farne tante.
S’impara ad avere paura, paura di un colpo di tosse. paura che soffochi.
S’impara a dire che sarebbe giusto che chiudesse gli occhi ormai.
S’impara a sentirsi in colpa per averlo pensato.
S’impara a fare i conti con il vuoto.

Erika Corgh

04/06/2026
Con l'aumento delle temperature e gli avvisi meteo è utile ricordare che il caldo può incidere significativamente sul be...
03/06/2026

Con l'aumento delle temperature e gli avvisi meteo è utile ricordare che il caldo può incidere significativamente sul benessere di chi vive con una demenza. La termoregolazione e la percezione della sete possono essere compromesse, rendendo necessarie alcune accortezze pratiche.
Ecco 6 azioni concrete per supportare le persone fragili in questi giorni:
👕 Abbigliamento: Privilegiare capi leggeri, in fibre naturali e colori chiari.
🏠 Gestione degli ambienti: Tenere tende e persiane chiuse durante il giorno, specialmente nelle stanze esposte a sud. Arieggiare solo la sera quando la temperatura esterna scende.
☀️ Esposizione solare: Evitare le uscite nelle ore più calde (11:00-15:00). Se si esce, cercare sempre zone d'ombra e proteggere la pelle.
🚿 Raffreddamento corporeo: Favorire docche tiepide o l'uso di panni umidi su viso e collo per abbassare la temperatura corporea in modo graduale.
💧 Idratazione e alimentazione: Non aspettare lo stimolo della sete. Offrire acqua regolarmente e proporre alimenti ricchi di liquidi (anguria, frutta di stagione, gelati, centrifughe).
🤝 Rete di prossimità: Se si assiste una persona a distanza, coordinarsi con un vicino o un amico per un controllo periodico. Una visita breve può essere un importante monitoraggio di sicurezza.
La gestione del rischio non richiede eroismo, ma attenzione costante e metodo.
👇 Quali strategie adottate voi per gestire il caldo con i vostri familiari? Confrontiamoci nei commenti con consigli pratici.



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Indirizzo

Via Pellegri 14 Langhirano
Langhirano
43013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:10
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 20:00

Telefono

+393703136258

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